Mezzogiorno & Mediterraneo ITC Sciascia [video]

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Si è svolto ieri presso l’Ist.tecnico Sciascia l’incontro Mezzogiorno & Mediterraneo: esistono ancora i diritti?; organizzato da Confimpresa Euromed –  nell’ambito della conferenza   organizzata  in collaborazione con Confidi per l’Impresa,  Camera di Commercio, Federazione Regionale degli Ordini degli Agronomi,  ha   condiviso l’idea di introdurre il tema dei migranti nel Mediterraneo.

 

 

 

 Il tema:  “Perché no  Frontex Mediterraneo a Lampedusa”

 

Alessio Lattuca ha introdotto i lavori affermando che di fronte alla gravità della situazione,  è necessario che l’Unione europea dia un segnale di reazione deciso e unanime per affermare  il principio del Mediterraneo come frontiera comune e assegnare  all’Europa una politica comune dell’immigrazioneE’ dovere politico e morale dell’  Unione europea, di affrontare l’emergenza dell’immigrazione in modo appropriato. E’ una questione che riguarda la credibilità dell’Ue stessa, che è stata costruita sui principi della solidarietà, del rispetto dei diritti umani e della dignità per tutti.  Appunto perciò è necessario un cambio molto rilevante nelle forme di sostegno Ue nei meccanismi di accoglienza. L’Italia è in trincea e non è possibile aspettare le dinamiche  e i ritardi  Ue:serve una risposta immediata. Il Consiglio europeo non può non affrontare un piano di rafforzamento di Frontex che tenga conto della situazione emergenziale e che consideri ingiusto che l’Italia tenga tutta sulle proprie spalle.  A meno che  non si voglia accettare il fatto che migliaia di persone muoiano davanti alle coste italiane. Il dramma dei migranti nel Mediterraneo  dovrebbe essere il tema politico  del Consiglio europeo, che  ha il dovere e l’interesse   a identificare tempestivamente le azioni concrete per assicurare un più efficiente utilizzo di politiche e meccanismi con cui affrontare l’onda micidiale degli sbarchi di rifugiati e clandestini.  A tale proposito il progetto di un Frontex comune dalla Grecia alla Spagna  collocato a Lampedusa risulterebbe per l’Italia un significativo risultato.  Intanto  è urgente affrontare    priorità  che non devono essere trascurate: il lancio di un coordinamento della sorveglianza delle frontiere, delle operazioni di ricerca e salvataggio, condotte da Frontex; la cooperazione con i paesi di origine e transito (dei migranti); un rafforzato sforzo di riallocazione.   Perché è indispensabile  prevenire  le stragi in mare, e reprimere il ”racket dei barconi” gestito dalle bande nordafricane dei trafficanti di esseri umani. E’ davvero urgente modificare la  filosofia della deterrenza, voluta da molti Paesi europei secondo i quali più si rende incerto e tardivo l’intervento di soccorso, minore sarà la propensione all’imbarco. Questa, però, è una filosofia che non funziona quando si scontra con la disperazione di chi fugge e la violenza di chi organizza imbarchi forzati. Intanto i «boss degli sbarchi» continuano a fare affari, mentre il Mediterraneo è ormai un immenso cimitero di migranti. L’Europa sta dimostrandosi incapace e disinteressata sia ad affrontare l’emergenza degli sbarchi, sia le sue radici profonde. Ovvero, le crisi politiche e militari in molti paesi dell’Africa e del Medio Oriente che sono alla base delle migrazioni.  Confimpresa Euromed ritiene che qualunque operazione di ricerca e soccorso nel Mar Mediterraneo debba avere come priorità assoluta quella di proteggere le vite umane di coloro si trovano in mare e di assicurare loro l’accesso alla protezione internazionale. Inoltre, finché l’Unione europea non si impegna a disporre un’operazione collettiva, la nostra organizzazione – continua Alessio Lattuca –  sollecita l’Italia a proseguire le sue operazioni di ricerca e soccorso per salvare vite umane in mare. La Commissione europea ha il dovere di  conferire a Frontex nuove competenze per il coordinamento delle operazioni di localizzazione e salvataggio in mare (”search and rescue”) dei barconi dei   migranti. Opportune riflessione sul programma Frontex: un esame comune a livello europeo delle domande di accoglienza.  Una riflessione che parte dalla consapevolezza che le migrazioni  non  devono essere considerate esclusivamente un problema ma devono essere valutate anche come una risorsa, perché sono gli scenari futuri che obbligano a rovesciare il punto di vista.  Risulta davvero urgente che l’UE adotti un piano europeo diretto a gestire i flussi migratori. Bruxelles non può più guardare altrove. E’ evidente che se l’Europa non prende  in mano la situazione rapidamente, la crisi non potrà che peggiorare. Non è più tempo di facili e di emozioni pelose.  Presto prevarranno fattori più politici. E’ risaputo che l’immigrazione non è tema di competenza esclusiva della Commissione.  Anzi, i governi hanno in questo campo la principale responsabilità. Il primo aspetto da affrontare dalla Commissione prevede il rafforzamento in termini di denaro, mezzi e competenze di Frontex.  A parole sulla scia dei drammatici naufragi non sembra che ci sia opposizione da parte di nessun Paese. Bisognerà però decidere da dove proverranno i fondi e i mezzi, e a quanto ammonteranno. Un altro aspetto relativamente semplice da adottare a breve è la nuova collaborazione tra Europol, Frontex, EASO (l’ente di coordinamento delle politiche di asilo) ed Eurojust (l’agenzia di cooperazione in campo giudiziario). L’obiettivo delle quattro istituzioni dovrà essere quella di migliorare la lotta contro il traffico di migranti clandestini nel Mediterraneo. Nello stesso modo, dovrebbe essere relativamente facile da un lato inviare in Italia  personale dell’EASO per meglio gestire le richieste di asilo, e dall’altro iniziare la raccolta di impronte digitali di tutti i migranti che arrivano nell’Unione. Altro punto che dovrebbe essere di facile attuazione è l’invio di funzionari comunitari nei Paesi terzi da dove provengono gli immigrati clandestini in modo da rafforzare la raccolta di informazioni sui flussi migratori. Ciò detto, non è ancora chiaro quali siano i paesi coinvolti e le informazioni sui flussi che permettono di agire preventivamente. Le operazioni di intelligence sono indispensabili, così come dichiarare guerra agli scafisti è un obiettivo giusto. Ma chi sono davvero gli scafisti? E chi sta dietro loro? Il vuoto di potere in cui è precipitata la Libia, per esempio, ha portato a un preoccupante effetto collaterale: diverse città portuali, soprattutto sulla costa occidentale, sono ormai in mano a gruppi armati o a bande criminali. Al di là dei provvedimenti da adottare  per assestare un duro colpo alla tratta di esseri umani occorre anche un intervento sulle coste libiche. Un altro aspetto controverso del piano comunitario riguarda il ricollocamento degli immigrati nei Ventotto paesi, superando nei fatti il Principio di Dublino, secondo il quale la richiesta di asilo va presentata nel Paese di prima accoglienza.  Tutti temi complessi che hanno interessato gli studenti e i numerosi ospiti presenti in aula. In definitiva la giornata  si è conclusa con la stesura di un documento composto da più  punti  per affrontare l’emergenza immigrazione. Tra le azioni più rilevanti: il rafforzamento di Frontex nel Mediterraneo, attraverso l’aumento delle risorse finanziarie e l’estensione dell’area d’intervento; la creazione di corridoi umanitari; uno sforzo sistematico per catturare e distruggere le imbarcazioni utilizzate dai trafficanti di esseri umani; lo scambio di informazioni su modus operandi e rotte dei trafficanti tra l’ufficio della Polizia Ue Europol, l’agenzia europea per il controllo delle frontiere Frontex, l’agenzia per il sistema europeo d’asilo Easo e l’ufficio giuridico europeo Eurojust; la registrazione delle impronte digitali di tutti i migranti da parte degli stati membri; l’istituzione di un programma coordinato da Frontex per il rapido rimpatrio dei migranti irregolari; il rafforzamento della cooperazione con i paesi terzi. La giornata è risultata una occasione per discutere insieme a  istituzioni, studiosi, economisti, giornalisti, uomini di legge, associazioni, camere di commercio, sindacati,  dei rischi dei movimenti  in atto  che, inevitabilmente, ricollocano  l’ area mediterranea in una diversa configurazione geopolitica. Per offrire la possibilità a  giovani, studenti, cittadini, stakeholders, osservatori,  di partecipare alla discussione svolta da uomini di cultura  e di legge, storici, economisti,  politici, sindacalisti, giornalisti, su temi che hanno a che fare con i diritti, temi significativi e di estrema rilevanza culturale, sociale, politica.  

 

 

 

 

 

foto e video Felice Gambino

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